18 9 / 2014

Una persona si sveglia una mattina di un giovedì, pensando che sia un giorno come un altro. 

Ma questa persona si sbaglia.

Succedono cose che cambiano l’andamento della giornata, in meglio e/o in peggio. 

Oggi ne sono successe due di cose sconvolgenti.

Oggi ho risentito la tua voce, dopo due settimane. E ci aspetta un appuntamento virtuale (probabilmente) per chiarire le cose. Perché tu davvero non hai compreso il male che mi hai fatto e devo rievocarlo ancora una volta per spiegartelo. 

Oggi ho anche scoperto che mi rimane soltanto una settimana qui da vivere. Tra una settimana a quest’ora sarò in aeroporto ad aspettare il mio volo che partirà alle 6.15 per riportarmi a casa. Definitivamente. 

E devo dire che non ho ancora le idee chiare, le emozioni collidono così caotiche dentro di me. Sono estremamente felice di andarmene da questo posto, da queste persone che avrebbero dovuto diventare una seconda famiglia per me, ma che invece mi hanno fatto più piangere che ridere. Ma devo anche abbandonare i miei bambini, a cui ho dedicato questi ultimi quattro mesi della mia vita, che sono venuti prima di ogni altra cosa, della mia salute, della mia fame, della mia pipì. E devo anche dire addio ad un’amica che, nonostante la lingua e le abitudini diverse, c’è sempre stata e mi ha dato conforto e affetto come nessun altro qui.

Inizia così la mia ultima settimana della mia vita parallela, pronta a riprendere la mia vera vita, fatta di quotidianità, di autobus presi al volo, di lezioni e amici, di famiglia - quella vera - e di tutto ciò che mi è mancato qui. 

Una settimana passa in fretta (?).

14 9 / 2014

Un saluto non si nega a nessuno. E a questo punto io sono meno di nessuno, dato che mi viene continuamente negato. 

E non so quanto ancora potrò resistere in queste condizioni. 

E’ passata solamente una settimana, e sembra molto, molto di più. E nonostante le chiamate a casa, il supporto di alcune persone qui, è sempre più difficile. 

Il bisogno (disperato) di uscire di casa e non vivere l’angoscia che mi attanaglia dentro queste mura multicolor.

Che se va male, manca un mese, ma spero con tutto il cuore che sia meno, ne va di me, della mia mente, del mio cuore. 

E non so per quanto ancora riuscirò a trattenere tutte queste lacrime.

06 9 / 2014

Sono tornata.
A malincuore. E infatti il mio cuore l’ho lasciato a casa e mi aspetta con ansia.
Ma la cosa brutta è che non c’era nessuno ad aspettarmi, nessuno a cui interessi della sottoscritta, non un “ben tornata” “come è andato il viaggio”. Niente.
La voglia di piangere che non ho in questo momento e la voglia ancora più grande di prenotare il primo aereo e tornare a casa, la mia vera e unica casa, con persone a cui frega di me perché sono io.
Questa casa mi incute timore, ci sono troppi rumori sinistri, e io sono una fifona quando si parla di rumori. Io odio dormire da sola, figuriamoci in una casa enorme completamente vuota.
Voglio tornare a casa.

05 9 / 2014

Il voler bene lo si dimostra con i fatti, non con le parole.
O i messaggi su WhatsApp.
Troppo comodo.

Il danno è fatto e adesso devi rimediare.

05 9 / 2014

Mai nella vita mi sono sentita così umiliata, da una persona che dice di essere mio amico, uno dei miei migliori.
Una persona che riesce a farmi passare dalle stelle alle stalle.
E ogni volta mi fa un po’ morire dentro.
Perché non importa l’alcool che ho dentro, le parole fanno male, molto più male di mille silenzi, di mille baci non dati.
Le tue parole fanno male come una lama che si conficca nel mio cuore ogni volta che mi rifiuti.
E mi odio per essermi resa disponibile un’altra volta e ti odio perché ogni volta mi dici di no e mi fai sentire una merda come nessun altro nella vita.

Ed ora ci dò un taglio, perché va bene umiliarsi, ma c’è un limite. E credo di averlo raggiunto. E superato. Abbondantemente.

E mi hai fatto piangere. Un’altra volta.
Tu.

03 9 / 2014

Non
Voglio
Andare
Via
.

03 9 / 2014

How much I’ve missed you. #venezia #venice #missyou #hometown #bestcityever

How much I’ve missed you. #venezia #venice #missyou #hometown #bestcityever

31 8 / 2014

Vorrei scrivere tante cose, ma non so da che parte cominciare.

Vorrei parlare di quanto sono contenta di essere tornata, che non ho mai apprezzato così tanto la mia casa, la mia famiglia, il mio letto.

Vorrei parlare della nostalgia che si è riversata nel minuto in cui ho toccato il suolo italiano e ho cominciato a parlare - senza più riuscire a fermarmi - in italiano, con chiunque voglia ascoltarmi.

Vorrei dire di quanto è stato bello rivederti, di quanto è stato bello il nostro lunghissimo abbraccio, di quando mi hai baciata, di quando mi hai portato a casa tua e abbiamo fatto l’amore ancora e ancora.

Vorrei anche dire di quando ti ho rivisto ubriaca e mi hai rifiutato e mi hai detto ci vediamo domani ma poi non ci siamo visti e ci siamo invece trovati il giorno dopo ancora e di quanto è stato diverso stare con te, a parlare solamente, senza nessun contatto. Che me ne sono accorta subito che non sarebbe successo niente. Ma prima di andartene ti ho rubato un bacio e so che tu non lo volevi, ma sono io ad andarmene e ne avevo bisogno. 

Vorrei capire perché riesci a cambiare così tanto di volta in volta. Di come ci sentivamo mentre ero via e di come era quando ci siamo visti per davvero. Ma un po’ lo so, ma è davvero difficile capire i tuoi ragionamenti, del tuo voler essere libero, senza impegni. Ma credo che tu abbia solo paura di ammettere che io un po’ ti piaccia e affrontare le conseguenze, perché hai sofferto, le tue relazioni non sono finite bene, ma nemmeno le mie, credo di aver sofferto più di te, ma (purtroppo) io in te vedo qualcosa di buono, vedo un possibile futuro e credo tu possa essere la persona giusta, come io credo di esserlo per te. Anche se hai paura e non te la senti, e non è il momento adatto. So che arriverà, prima o poi. 

Vorrei riversare le mie ansie causate dalla mia imminente partenza, da ciò che mi aspetta dall’altra parte del mare, della mia seconda vita, che non sono più così contenta di vivere.

Vorrei non dover andare via, vorrei poter rimanere qui a farmi abbracciare dalla mia mamma, che mi chiede se sono felice di essere tornata, e io le dico che non vorrei andarmene più, che mi viene da piangere al pensiero di prendere l’aereo tra cinque giorni. E lo penso davvero. 

Vorrei che capissero le mie intenzioni e mi lascino tornare senza rancore, come purtroppo tutti i miei sogni lasciano intendere, perché alla fine non possono essere delle persone così brutte da impedirmi di tornare prima del tempo. 

E più di tutto vorrei la mia migliore amica, perché mi manca da morire e sono più di tre mesi che non la vedo e mi manca tutto di lei. Perché su skype è tutto più difficile. 

Vorrei esprimere un desiderio, ma mentre scrivevo non mi sono accorta delle 11:11 e quindi mi tocca aspettare domani. 

18 8 / 2014

2 mesi, 5 giorni, 6 ore e 35 minuti.
Questo è quanto è passato dal momento in cui ho abbandonato il suolo italiano, la mia patria, la mia casa, la mia famiglia e i miei amici.
Questo è quanto è passato dal momento in cui sono arrivata qui, in questa isola dove la gente parla strano, le patate hanno un altro nome e l’erba è più verde.
In questi mesi mi sono successe davvero tante cose, mi sono ammalata, mi sono ammalata di nuovo, ho passato tanto tempo in una casa non mia, con dei figli non miei, ma a cui mi sono affezionata.
Ho guidato, ho visto cose, conosciuto persone (poche).
Ho bevuto (poco), ho mangiato (tanto).
Ho pianto (abbastanza) e ho riso (parecchio).
Qui, dove con 13 gradi si gira in canottiera, quando in Italia con 13 gradi si ha già quasi il piumino.
Qui, dove il burro lo metti ovunque, perché va bene così.
Qui, dove il limite in una strada normalmente è 80 km/h.
Qui, dove guidare è bellissimo, anche perché è l’unico modo per muoversi, e i paesaggi tolgono il fiato.
Qui, dove la gente fa cose strane a tutte le ore, e non si capisce se il pranzo sia anche la cena, perché lo chiamano allo stesso modo.
Qui, dove la gente non è interessata al calcio, ma ad altri sport che esistono solo qui e in cui, quando va bene, ci si rompe solo un braccio.
Qui, dove tutti sono timidi, e al primo appuntamento non si va mai a bere.
Qui, dove la gente si stupisce del mio accento e pensa che io non capisca quando parlano.
Qui, dove sono una straniera e tuttora non mi sento a casa e non so se riuscirò mai a sentirmici.
3 giorni, 16 ore, 42 minuti.
E riabbraccerò la mia terra, la mia lingua, la mia mamma.
Quanto mi siete mancati.

15 8 / 2014

… E ci pensi poi, gli occhi miei nei tuoi, mentre il mondo esplode.