31 8 / 2014

Vorrei scrivere tante cose, ma non so da che parte cominciare.

Vorrei parlare di quanto sono contenta di essere tornata, che non ho mai apprezzato così tanto la mia casa, la mia famiglia, il mio letto.

Vorrei parlare della nostalgia che si è riversata nel minuto in cui ho toccato il suolo italiano e ho cominciato a parlare - senza più riuscire a fermarmi - in italiano, con chiunque voglia ascoltarmi.

Vorrei dire di quanto è stato bello rivederti, di quanto è stato bello il nostro lunghissimo abbraccio, di quando mi hai baciata, di quando mi hai portato a casa tua e abbiamo fatto l’amore ancora e ancora.

Vorrei anche dire di quando ti ho rivisto ubriaca e mi hai rifiutato e mi hai detto ci vediamo domani ma poi non ci siamo visti e ci siamo invece trovati il giorno dopo ancora e di quanto è stato diverso stare con te, a parlare solamente, senza nessun contatto. Che me ne sono accorta subito che non sarebbe successo niente. Ma prima di andartene ti ho rubato un bacio e so che tu non lo volevi, ma sono io ad andarmene e ne avevo bisogno. 

Vorrei capire perché riesci a cambiare così tanto di volta in volta. Di come ci sentivamo mentre ero via e di come era quando ci siamo visti per davvero. Ma un po’ lo so, ma è davvero difficile capire i tuoi ragionamenti, del tuo voler essere libero, senza impegni. Ma credo che tu abbia solo paura di ammettere che io un po’ ti piaccia e affrontare le conseguenze, perché hai sofferto, le tue relazioni non sono finite bene, ma nemmeno le mie, credo di aver sofferto più di te, ma (purtroppo) io in te vedo qualcosa di buono, vedo un possibile futuro e credo tu possa essere la persona giusta, come io credo di esserlo per te. Anche se hai paura e non te la senti, e non è il momento adatto. So che arriverà, prima o poi. 

Vorrei riversare le mie ansie causate dalla mia imminente partenza, da ciò che mi aspetta dall’altra parte del mare, della mia seconda vita, che non sono più così contenta di vivere.

Vorrei non dover andare via, vorrei poter rimanere qui a farmi abbracciare dalla mia mamma, che mi chiede se sono felice di essere tornata, e io le dico che non vorrei andarmene più, che mi viene da piangere al pensiero di prendere l’aereo tra cinque giorni. E lo penso davvero. 

Vorrei che capissero le mie intenzioni e mi lascino tornare senza rancore, come purtroppo tutti i miei sogni lasciano intendere, perché alla fine non possono essere delle persone così brutte da impedirmi di tornare prima del tempo. 

E più di tutto vorrei la mia migliore amica, perché mi manca da morire e sono più di tre mesi che non la vedo e mi manca tutto di lei. Perché su skype è tutto più difficile. 

Vorrei esprimere un desiderio, ma mentre scrivevo non mi sono accorta delle 11:11 e quindi mi tocca aspettare domani. 

18 8 / 2014

2 mesi, 5 giorni, 6 ore e 35 minuti.
Questo è quanto è passato dal momento in cui ho abbandonato il suolo italiano, la mia patria, la mia casa, la mia famiglia e i miei amici.
Questo è quanto è passato dal momento in cui sono arrivata qui, in questa isola dove la gente parla strano, le patate hanno un altro nome e l’erba è più verde.
In questi mesi mi sono successe davvero tante cose, mi sono ammalata, mi sono ammalata di nuovo, ho passato tanto tempo in una casa non mia, con dei figli non miei, ma a cui mi sono affezionata.
Ho guidato, ho visto cose, conosciuto persone (poche).
Ho bevuto (poco), ho mangiato (tanto).
Ho pianto (abbastanza) e ho riso (parecchio).
Qui, dove con 13 gradi si gira in canottiera, quando in Italia con 13 gradi si ha già quasi il piumino.
Qui, dove il burro lo metti ovunque, perché va bene così.
Qui, dove il limite in una strada normalmente è 80 km/h.
Qui, dove guidare è bellissimo, anche perché è l’unico modo per muoversi, e i paesaggi tolgono il fiato.
Qui, dove la gente fa cose strane a tutte le ore, e non si capisce se il pranzo sia anche la cena, perché lo chiamano allo stesso modo.
Qui, dove la gente non è interessata al calcio, ma ad altri sport che esistono solo qui e in cui, quando va bene, ci si rompe solo un braccio.
Qui, dove tutti sono timidi, e al primo appuntamento non si va mai a bere.
Qui, dove la gente si stupisce del mio accento e pensa che io non capisca quando parlano.
Qui, dove sono una straniera e tuttora non mi sento a casa e non so se riuscirò mai a sentirmici.
3 giorni, 16 ore, 42 minuti.
E riabbraccerò la mia terra, la mia lingua, la mia mamma.
Quanto mi siete mancati.

15 8 / 2014

… E ci pensi poi, gli occhi miei nei tuoi, mentre il mondo esplode.

18 7 / 2014

L’avessero fatta loro veramente questa canzone, me ne sarei innamorata alla follia. 

It’s you, it’s you, it’s all for you
Everything I do
I tell you all the time
Heaven is a place on earth with you
Tell me all the things you wanna do.

16 7 / 2014

Someday you will be loved. ha compiuto 4 anni oggi!
[sembra quasi impossibile. quattro anni che sembrano un’altra vita, un’altra persona.]

Someday you will be loved. ha compiuto 4 anni oggi!

[sembra quasi impossibile. quattro anni che sembrano un’altra vita, un’altra persona.]

14 7 / 2014

Oggi ho fatto una foto, a dir la verità ne ho fatte più di una soltanto, ma questa mi piaceva. Ritrovo tutti quei dettagli di me che mi piacciono, e sono opportunamente tagliate quelle parti di cui mi vergogno, ovvero dalla vita in giù. 
I capelli, gli occhiali e la mia ancora. Le tre cose che più mi fanno sentire a mio agio e protetta dal mondo esterno. 
E le occhiaie, che il b/w ha magicamente nascosto. 

Oggi ho fatto una foto, a dir la verità ne ho fatte più di una soltanto, ma questa mi piaceva. Ritrovo tutti quei dettagli di me che mi piacciono, e sono opportunamente tagliate quelle parti di cui mi vergogno, ovvero dalla vita in giù. 

I capelli, gli occhiali e la mia ancora. Le tre cose che più mi fanno sentire a mio agio e protetta dal mondo esterno. 

E le occhiaie, che il b/w ha magicamente nascosto. 

13 6 / 2014

Ci vediamo a settembre. #seeya #byebye

Ci vediamo a settembre. #seeya #byebye

11 6 / 2014

Milano è sempre Milano. La odio ma la amo. #milano #stazionecentrale

Milano è sempre Milano. La odio ma la amo. #milano #stazionecentrale

03 6 / 2014

10 giorni.

10 giorni di persone da vedere.

10 giorni di cose da fare.

10 giorni di valigie da preparare.

10 giorni di Italia da vivere.

10 giorni di mia mamma e di mio fratello.

10 giorni di ansie e paure.

10 giorni di gasamento.

10 giorni e la mia vita cambierà.

10 giorni e vivrò in un altro Stato, con un’altra lingua, un’altra famiglia.

10 giorni e sarò da sola in un Paese straniero.

10 giorni e dovrò imparare tante cose.

10 giorni e niente sarà più lo stesso.

10 giorni e per 6 mesi la mia casa non sarà più la mia casa.

10 giorni e per 6 mesi il mio letto non sarà più il mio letto.

10 giorni e per 6 mesi la mia famiglia non sarà più la mia famiglia.

10 giorni e per 6 mesi la mia lingua non sarà l’italiano.

10 giorni e per 6 mesi la mia guida sarà dalla parte opposta.

10 giorni e per 6 mesi l’Irlanda.

10 giorni e addio.

01 6 / 2014

Com’è che mi ritrovo un anno dopo nella stessa situazione?

E io che ce l’ho messa tutta in questi mesi per non crearmi casini, o motivi per farmi sentire maggiormente la mancanza di casa. 

E poi, sono passati più di otto mesi, otto mesi di niente, di un altro rapporto e di una nostra ritrovata amicizia (dopo tutta la fatica che ho fatto per farmela passare). 

E adesso, dal nulla, due settimane prima che io parta per sei mesi, mi fai questo. 

E adesso io voglio una spiegazione, coerente ed esaustiva. E non accetto l’opzione svuotapalle, perchè la nostra amicizia vale molto di più di una scopata.